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Giuseppe Mauro Maschiella

Ho iniziato nel 2014 e continuo il mio hobby di scrivere poesie. Generalmente la poesia di grandi poeti esalta la bellezza nelle sue varie forme: della donna, della natura, della creazione, ecc… esaltando cosi le illusioni. Il mio modo di fare poesia è diverso: anche io a volte esalto la bellezza, ... (continua)


La sua poesia preferita:
Illusioni di marzo
Il tempo è sempre un po’ pazzo,
io sono nato a marzo.
Freddo, caldo, pioggia, neve, sole,
cadono le ultime foglie di quercia
mentre qua e là spunta un fiore.
Vento di scirocco s’alterna
a tramontana e la
primavera si veste di neve.
Torna...  leggi...

Nell'albo d'oro:
Love story
Su un soffio del vento,
l’amore, nel cuore mi
entra con violenza,
prende la chiave e
chiude la stanza.
All’interno un ciclone,
vortici, fulmini,
tempeste d’amore
ed improvvisa
come un tuono,
scoppia la passione.
Vestiti buttati o...  leggi...

Cosi io ti amo
Io non sapevo il
luogo del tempo
né il tempo del luogo
del tuo amore.
Ricordi?
Era già notte e
il bosco tutto si offriva,
il vento ci sussurrava
tenere carezze.
Io dietro te, i passi felpati
seguivano i tuoi tesi.
Eri dell’ora...  leggi...

Giuseppe Mauro Maschiella
 Le sue poesie

La sua poesia preferita:
 
Illusioni di marzo (14/02/2019)

La prima poesia pubblicata:
 
Cosi io ti amo (12/02/2019)

L'ultima poesia pubblicata:
 
Auschwitz – birkenau (13/01/2020)

Giuseppe Mauro Maschiella vi consiglia:
 Violini d’autunno (18/02/2019)
 Occhi (21/02/2019)
 Hiroshima (16/07/2019)
 Anche la speranza muore (21/10/2019)
 Siria (06/12/2019)

La poesia più letta:
 
Cosi io ti amo (12/02/2019, 1471 letture)

Giuseppe Mauro Maschiella ha 3 poesie nell'Albo d'oro.

Leggi la biografia di Giuseppe Mauro Maschiella!

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Giuseppe Mauro Maschiella
ti consiglia questi autori:
 Stefana Pieretti
 Giacomo Scimonelli
 Marinella Fois
 Antonella Garzonio
 Alberto De Matteis

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Considerazione dell'autore
«Ripropongo questa poesia di solidarietà verso quegli ultimi, tanto evitati da chi li considera solo mendicanti e ubriaconi e non si chiede perché fanno quella vita. Sono molto aumentati a Roma e nelle grandi città in questi anni di crisi ed è sconvolgente vederli raccogliere dai cassonetti della spazzatura, cibo avanzato e qualcosa per coprirsi. Almeno a Natale pensiamo anche agli ultimi.»
Inserita il 12/12/2019  

Giuseppe Mauro Maschiella

Li barboni

Dialettali
C’e’ sempre nà linea
de confine
tra felicità e tristezza
tra povertà e ricchezza.
C’è quarcosa ner vento
che trasporta morte foje
e tristezza der tempo,
tutt’e mattine
quanno er popolo de li mendicanti
vecchi e giovani puzzolenti,
se n’esce da’ vicoli riparati da li venti,
o da’ sotto li ponti de Roma,
li chiameno barboni.
Se spargheno pe’ le vie der centro,
a frugà tra a monnezza
in cerca de quarche avanzo da magnà,
de ‘n cartone,
de ‘na coperta.
Poi passeno tutt’er giorno
a elemosinà lì d’intorno.

D’estate li vedi qua e là
strajati pe’ tera,
su li marciapiedi,
ar fresco sotto quarche pino
e quarcuno che passa lì vicino,
li guarda de’ traverso.
Su ‘na panchina
c’è ‘n vecchio solo
intorno tanta gente indifferente
che cammina,
lui co’ a mano tesa
e ner suo chiedere stanco
gocce de lacrime je cadono de fianco.
Quer vecchio è n’omo
solo ch’à scerto o è costretto
a la strada,
ma che ce stà dietro nun se lo chiedemo,
pe’ morti è solo ‘n poro scemo!
E nun se chiedemo neanche,
che cianno a le spalle
giovani e persone
de mezza età,
senza ‘na speranza
pe’ potè cambià!

Pe’ l’odore sgradevole,
li stracci luridi
le mani ruvide,
se scosta da loro
er passo der monno
che passa e che lascia
‘na scia de profumo
e ‘n’allegro vocìo,
mentre e risate
de donne co’ fori
quasi tutto er petto
nun sbaveno
manco er rossetto.

E quanno giunge l’inverno
pe’ loro comincia l’inferno.
Se stringheno l’uno a l’artro,
ne’ a speranza che l’artro,
abbia da dare
amore e calore.
Se senteno tutti ingannati,
e senza fà l’amore,
de l’alcol e der vino
diventeno innamorati.
Pe’ scallase ‘n po’ che ce vò?
Basta sedesse e aspettà a gelata,
sotto ‘n ponte, sotto ‘un cartone,
sotto ‘na coperta ne’ a strada.
Ma certe vorte
quarche fascista zozzo,
co’ a benzina
dà foco a li stracci e ar cartone,
se riscalla e va ‘n’artro barbone.

Eppure quer vecchio
è ancora lì, disteso
su la panchina, e
nell’urtima corsa
de solo andata,
ancor chiede a quer monno lontano
‘n urtimo gesto ‘n tender a mano.
Io m’avvicino,
quanto costa ‘n’urtima carezza?
Pochi spiccioli e ‘n sorriso.
Ne’ suoi occhi ‘n mare blu immenso,
pe’ ‘n piccolo gesto
de’ core e de’ bonsenso.
E tu!
Che sempre vorgi lo sguardo
a quer cielo azzurro
e lontano lassù,
nun te sei accorto
che basta ‘n piccolo gesto d’amore,
p’avecce vicino er paradiso quaggiù,
ne li occhi d’un barbone
in ‘n mare più blù?


Club Scrivere Giuseppe Mauro Maschiella 05/03/2019 20:34| 2| 570


Hanno inserito questa poesia nei propri segnalibri: - Marinella Fois
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Commenti sulla poesia Commenti di altri autori:

«una lirica che fa piangere il cuore
per l’indifferenza dei passanti
per la vita misera, eppure
a loro basterebbe un sorriso, una parola
che li faccia sentire persone,
una monetina o che dici un panino imbottito
lo farebbe felice come un bambino ...
molto apprezzata! Elogi»
Club ScrivereStefana Pieretti (05/03/2019) Modifica questo commento

«Versi che toccano l’anima e per il tema trattato
e per la miseria di coloro, che indifferenti, disconoscono il povero uomo
abbandonato in una panchina!»
Club ScrivereMarinella Fois (06/03/2019) Modifica questo commento

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smiley Plauso di cuore! Un caro saluto! (Marinella Fois)


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